Software, reti e filosofia politica
Thursday, August 6th, 2009«Il social software - ha affermato Clay Shirky, docente di New Media alla New York University - è l’ala sperimentale della filosofia politica, una disciplina inconsapevole di avere un’ala sperimentale». E prosegue: «nei nostri strumenti (tools) stiamo letteralmente codificando i princìpi di libertà di parola e di libertà di espressione. Abbiamo perciò la necessità di discutere gli obiettivi espliciti di quello che stiamo sostenendo e tentando di fare, poiché si tratta di una discussione importante».
Ma che cos’è il social software? Con l’espressione si intendono applicazioni orientate ad aiutare la collaborazione fra gruppi che lavorano a distanza, includendo tanto le tecnologie sottostanti, quanto gli aspetti sociali implicati. Da un punto di vista tecnico, sono applicazioni che comprendono sia mezzi relativamente antichi (come le mailing list o Usenet, la cui invenzione risale agli albori di Internet) sia le più recenti piattaforme del cosiddetto Web2.0, come i blog o i wiki. Esso è riferito a numerosi modelli di interazione in cui gli utenti possono formare comunità on-line usufruendo di modelli di comunicazione “uno-a-uno” (e-mail), “uno-a-molti” (blog) e “molti-a-molti” (wiki, peer to peer). Infine, il processo di creazione del software sociale è basato su un modello “bottom-up”, in cui gli obiettivi e l’organizzazione dei contenuti sono stabiliti dai membri della stessa comunità. Ma che cosa significa tutto questo, in termini socio-politici?