Progettare stanca

uomo stanco, dorme in mezzo all'edera Negli ultimi anni, da quando ho finito il dottorato, ho scritto (da sola o con altri) diversi progetti di ricerca per il sostentamento mio e del gruppo di cui faccio parte. Scrivere progetti mi piace, ed è un momento importante dell’attività di ricerca (umanistica) anche in quanto aiuta a costruire percorsi di studio, singoli e collettivi. Ma è soprattutto una necessità, visto che è uno dei modi principali in cui viene finanziata la ricerca dei giovani in Italia.

Alcuni dei progetti che ho scritto sono stati finanziati, altri no. Facendo un calcolo breve, dal 2003 ho collaborato alla stesura di almeno 7 progetti. Di questi, 4 sono andati a buon fine, ma purtroppo non posso documentare tale attività, perché i “progetti di ricerca” non possono essere inseriti tra i titoli: anche quando vengono finanziati, se non sono presentati da singoli e nominali, l’autore non compare; inoltre, non vengono archiviati (e così conservati, discussi e valutati) pubblicamente, a maggior ragione non lo sono se vengono respinti.

Credo tuttavia che il delicato statuto dei progetti di ricerca, e in particolare la mancanza di pubblicità a cui sono sottoposti, sia oggi un grosso limite per la ricerca. Perché? Faccio un esempio: lo scorso agosto ho ricevuto la valutazione di un progetto ERC Starting Grant che è stato respinto. Avrei voluto rispondere pubblicamente ai referee anonimi in un post dedicato su questo blog, ma per costruire una risposta sarebbe stato necessario discutere il mio progetto, esponendolo per prima cosa alla lettura del pubblico, e non posso farlo perché i progetti di ricerca non sono pubblicazioni: chi li scrive non deve depositarli in nessun archivio, né può consultare quelli altrui. Se pubblicassi il mio progetto su questo blog, mi esporrei alla cannibalizzazione del sudato testo senza poter vedere dove va a finire - motivo per cui resterà nel mio hard disk. Tuttavia, quella idea e le molte altre che vengono esposte, argomentate, sviluppate nei progetti scritti dai ricercatori ogni anno, non potranno essere usate da nessun altro: un vero spreco, viste le risorse che le università e i centri di ricerca pubblici investono nella loro stesura.

4 Responses to “Progettare stanca”

  1. Matteo Brunati Says:

    Ciao Francesca,
    son un altro pazzoide che cerca di portare avanti la grande vision del Semantic Web, e di quel potenziale che abbiamo di fronte tutti i giorni, che e’ il Web come strumento di condivisione e di accesso alla conoscenza.

    Volevo dirti due cose:
    mi interessa molto quello che dici dal lato ricerca, rispetto alle problematiche dell’open access e ai limiti della peer review attuale
    avrei una domanda da porti: perche’ fai ricerca? mi piacerebbe vedere cosa mi rispondi, sempre se ne hai voglia of course .)
    sui progetti di ricerca, hai davvero aperto un grande spiraglio su un immenso spreco: quello che si sta cercando di fare con FullOut e’ anche rispondere ad esigenze di questo tipo…

    Incredibile dove scrivi:

    non posso documentare tale attività, perché i “progetti di ricerca” non possono essere inseriti tra i titoli: anche quando vengono finanziati, se non sono presentati da singoli e nominali, l’autore non compare; inoltre, non vengono archiviati (e così conservati, discussi e valutati) pubblicamente, a maggior ragione non lo sono se vengono respinti.

    Credo ci sia una coda lunga della ricerca, e del lavoro di ricerca, che ha bisogno di una risposta adeguata…

    Oltre al fatto che e’ tempo di dimostrare la reale potenza del Semantic Web, dei suoi principi e delle reali evoluzioni che ci puo’ portare a fare.

    Ma innovare e’ sempre scomodo, in un qualche qual modo…

  2. france Says:

    Ciao Matteo,
    certo che ho voglia di rispondere alla tua domanda, molto bella e spinosa;-)

    Appena l’ho letta ho pensato: “perché mi piace. E’ per questo che faccio ricerca.”

    E’ la risposta più immediata e più vera. Provo piacere mentre studio, quando leggo e penso e cerco di mettere in relazione le idee secondo un ordine, un filo. Credo che mi piaccia perché in questo modo scopro e imparo cose nuove. Anche progettare fa parte della ricerca, ed è una delle parti che trovo più elettrizzanti: permette di gettare le basi per ricerche future.

    Ma c’è anche un altro aspetto di questo piacere, ed è il fatto che quello che faccio mi sembra in qualche modo utile - forse di un vantaggio meno immediato di quello della ricerca sul virus dei polli e, pure, altrettanto importante, sul lungo periodo. Mi restano dubbi sulla qualità della mia ricerca, ma su questo trovo convincente la filosofia di Tim Berners-Lee: la qualità è soggettiva e sul web c’è spazio per tutto, anche per me;-)

  3. Matteo Brunati Says:

    Grazie della risposta .)

    Le passioni sono il sale della vita, e bisogna proprio seguirle…
    La curiosita’ e’ la base della ricerca, e non credo molto al fatto che ci sono ricerche’ piu’ utili o meno.

    In senso stretto, almeno.

    Con le idee che emrgono dalla coda lunga, gia’ poter essere utili ad una singola persona, da’ la motivazione per la ricerca,no? .)

    Se pubblicassi il mio progetto su questo blog, mi esporrei alla cannibalizzazione del sudato testo senza poter vedere dove va a finire - motivo per cui resterà nel mio hard disk. Tuttavia, quella idea e le molte altre che vengono esposte, argomentate, sviluppate nei progetti scritti dai ricercatori ogni anno, non potranno essere usate da nessun altro: un vero spreco, viste le risorse che le università e i centri di ricerca pubblici investono nella loro stesura.

    Se si trovasse un modo per non disperedere tutto questo, ne saresti felice?
    Cosi’, giusto per capire…

    Un saluto

  4. france Says:

    Certamente, sì.

    Ciao, e grazie a te per i commenti!

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